
Il turismo termale in Italia torna al centro dell’attenzione economica con una stima di 24 milioni di presenze nelle località termali e una spesa turistica superiore a 5 miliardi di euro nel 2025. I numeri, ripresi il 2 novembre 2026 dalla rassegna stampa del Ministero del Turismo attraverso un articolo del quotidiano Metropolis, provengono da una ricerca Unioncamere-Isnart presentata a Roma il 21 gennaio 2026.
Il dato conferma il peso economico delle destinazioni legate alle acque termali, ma richiede una distinzione. Le presenze turistiche non corrispondono al numero delle persone che effettuano cure negli stabilimenti, così come i 5 miliardi non rappresentano il fatturato delle sole aziende termali. La ricerca prende in considerazione una filiera più ampia, comprendente strutture ricettive, ristorazione, servizi per il benessere, attività ricreative e acquisti effettuati durante il soggiorno.
È proprio questa dimensione economica a orientare il dibattito sul futuro delle terme italiane. Le strutture specializzate nelle cure tradizionali convivono con centri wellness, alberghi con servizi termali e destinazioni che hanno progressivamente ampliato la propria offerta turistica. Il settore cerca nuove opportunità commerciali, mentre rimangono aperte le questioni relative alla funzione sanitaria degli stabilimenti, alla competitività delle imprese e alla capacità delle località di attrarre visitatori durante tutto l’anno.
Da dove arrivano i 24 milioni di presenze nelle località termali
L’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di commercio, attraverso Unioncamere e Isnart, ha elaborato le stime relative al 2025 presentandole durante il convegno Il turismo termale italiano come driver di crescita del mercato.
Secondo il rapporto, la spesa turistica nelle destinazioni termali supera i 5 miliardi di euro. Di questi, circa 3 miliardi sono attribuiti ai visitatori internazionali, una quota pari al 60% del valore economico complessivo indicato dalla ricerca.
Il contributo degli stranieri costituisce un elemento significativo, soprattutto perché dimostra la capacità delle località termali di intercettare una domanda proveniente dall’estero. Il 60%, tuttavia, riguarda la spesa e non può essere automaticamente interpretato come percentuale delle presenze internazionali.
La distribuzione dei consumi descritta da Unioncamere-Isnart permette di comprendere meglio la composizione del mercato. Quasi 2 miliardi di euro sono attribuiti ad alloggio e ristorazione, mentre circa 1,9 miliardi riguardano complessivamente servizi termali, trattamenti wellness e attività ricreative. Un ulteriore miliardo deriva dagli acquisti, dall’abbigliamento ai prodotti enogastronomici e all’artigianato locale.
Questa suddivisione mostra quanto il turismo termale in Italia sia collegato all’economia delle destinazioni. Un soggiorno può generare ricavi per un albergo, un ristorante, un esercizio commerciale e uno stabilimento termale, con effetti distribuiti tra imprese differenti.
La cifra dei 5 miliardi deve dunque essere letta come una stima della spesa turistica diretta associata alle località termali, non come il volume d’affari prodotto esclusivamente dalle prestazioni idrotermali.
Anche il dato sulle presenze richiede attenzione. Nelle statistiche turistiche una presenza corrisponde generalmente a una notte trascorsa da un ospite in una struttura ricettiva. Non equivale quindi a un turista distinto: una persona che soggiorna cinque notti genera cinque presenze.
Occorre inoltre considerare il perimetro dell’indagine. Le stime Unioncamere-Isnart riguardano le destinazioni termali e non coincidono necessariamente con le rilevazioni Istat sui comuni classificati per specifica vocazione turistica. Metodologie, classificazioni territoriali e popolazioni osservate possono produrre risultati differenti.
Per confrontare correttamente l’andamento del settore nel tempo servono quindi serie statistiche costruite con criteri omogenei, evitando di accostare direttamente dati relativi ai pernottamenti, agli ingressi negli stabilimenti e alle persone che acquistano trattamenti.
Cure termali e turismo del benessere, due mercati con caratteristiche diverse
La crescita del turismo legato al benessere ha progressivamente modificato l’immagine delle destinazioni termali. Accanto alle cure prescritte per specifiche condizioni cliniche si sono sviluppati servizi orientati al relax, al recupero fisico e alla qualità del soggiorno.
La distinzione è sostanziale anche dal punto di vista normativo.
Le cure termali comprendono prestazioni terapeutiche che utilizzano risorse naturali con caratteristiche riconosciute, secondo indicazioni e procedure previste dalla disciplina sanitaria. Possono includere, in relazione alle indicazioni mediche e alle caratteristiche delle acque, bagni terapeutici, fangoterapia, inalazioni e altri trattamenti specifici.
Una parte di queste prestazioni può essere erogata nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, alle condizioni previste dalla normativa, attraverso strutture accreditate e secondo i requisiti di prescrizione e accesso applicabili.
Diverso è il caso dei servizi wellness, che comprendono percorsi di rilassamento, massaggi, saune, trattamenti estetici e attività finalizzate al benessere generale. Queste esperienze possono essere offerte anche all’interno di complessi termali, ma non diventano prestazioni sanitarie per il semplice fatto di svolgersi in una struttura che utilizza acqua termale.
La legge 24 ottobre 2000, n. 323, che disciplina il riordino del settore, riconosce entrambe le dimensioni del patrimonio idrotermale: quella legata alle prestazioni termali e quella relativa alla valorizzazione turistica, ambientale e culturale dei territori.
La convivenza tra queste attività rappresenta una delle peculiarità del turismo termale in Italia. Uno stabilimento può accogliere persone che seguono cicli terapeutici e ospiti interessati esclusivamente a una giornata di relax, mantenendo però distinte le rispettive prestazioni.
La differenza incide sulle modalità di accesso, sui costi, sulle competenze professionali richieste e sulle aspettative degli utenti. Incide anche sul modello economico delle imprese: la componente sanitaria risponde a regole e convenzioni differenti rispetto ai servizi acquistati privatamente per finalità ricreative.
Il valore economico si distribuisce tra alberghi, ristoranti e commercio
Il rapporto Unioncamere-Isnart individua nell’integrazione tra attività termali e offerta territoriale uno dei fattori che possono rafforzare la competitività delle destinazioni.
Il riferimento riguarda la capacità di organizzare soggiorni che comprendano, oltre ai trattamenti, visite culturali, esperienze gastronomiche, attività all’aperto e occasioni di scoperta del territorio.
Il legame è particolarmente rilevante per le località termali che dispongono di un patrimonio storico e paesaggistico riconoscibile. Abano e Montegrotto Terme, Chianciano Terme, Salsomaggiore, Montecatini Terme e Ischia rappresentano esempi di territori nei quali l’identità termale si intreccia, con caratteristiche differenti, con l’ospitalità e l’economia locale.
Non esiste, però, un unico modello di sviluppo.
Alcune destinazioni conservano una forte specializzazione nei trattamenti terapeutici tradizionali. Altre hanno ampliato l’offerta verso soggiorni brevi e servizi wellness rivolti a un pubblico interessato soprattutto al tempo libero. In altri casi le attività termali costituiscono una componente di una proposta turistica più articolata.
Le differenze riguardano anche le dimensioni delle imprese. I grandi complessi integrati possono disporre di strutture ricettive, ristorazione e servizi complementari gestiti direttamente. Gli stabilimenti più piccoli dipendono maggiormente dalle condizioni del territorio e dalla presenza di operatori esterni.
Per questo motivo la crescita della spesa complessiva non garantisce automaticamente un miglioramento dei risultati economici di ogni stabilimento.
Un aumento dei pernottamenti può favorire gli alberghi senza tradursi in un incremento proporzionale delle cure termali acquistate. Allo stesso modo, una destinazione capace di attrarre visitatori giornalieri può generare ingressi nei centri benessere senza determinare un corrispondente aumento delle presenze nelle strutture ricettive.
La distinzione è necessaria per valutare la solidità del comparto e identificare quali attività beneficiano effettivamente dei nuovi flussi.
La domanda cambia: soggiorni personalizzati e prenotazioni online
La ricerca Unioncamere-Isnart offre alcune indicazioni sulle scelte dei visitatori.
Il rapporto segnala che sei turisti termali su dieci sono frequentatori abituali della località o della struttura scelta. La fidelizzazione costituisce quindi una componente significativa della domanda, con potenziali effetti sulla continuità delle prenotazioni.
Anche il rapporto tra qualità e prezzo conserva un peso rilevante: circa un turista su due considera questo elemento nella scelta della destinazione.
La crescente importanza dei servizi personalizzati emerge soprattutto nella fascia di visitatori con maggiore capacità di spesa. Secondo la ricerca, un turista su due rientra nel segmento definito ad alta spesa, con una media individuale di 256 euro al giorno, circa 90 euro superiore a quella del turista termale medio indicato nello studio.
All’interno di questo segmento i Millennials rappresentano il 30,8%. I viaggi in coppia raggiungono il 49,4%, mentre quelli con amici il 17,5%.
Si tratta di informazioni utili per comprendere l’ampliamento del pubblico interessato alle terme, tradizionalmente associate anche a soggiorni terapeutici di durata relativamente lunga.
Un ulteriore elemento riguarda il comportamento digitale.
Il 78% dei turisti termali utilizza Internet per scegliere o prenotare, secondo i dati diffusi da Unioncamere-Isnart. Le informazioni online, le offerte commerciali e le recensioni contribuiscono alla formazione delle preferenze.
Per le imprese diventa quindi rilevante rendere comprensibili le caratteristiche dei servizi: tipologia dei trattamenti, durata dei percorsi, disponibilità delle strutture, modalità di prenotazione e differenza tra prestazioni terapeutiche e attività ricreative.
Una comunicazione poco precisa può generare aspettative improprie, soprattutto quando termini come spa, centro benessere e stabilimento termale vengono utilizzati indistintamente.
La stessa trasparenza interessa le offerte che combinano pernottamenti e trattamenti, nelle quali è necessario comprendere quali servizi siano effettivamente compresi nel prezzo.
La funzione sanitaria resta centrale nel confronto sul futuro delle terme
L’ampliamento dell’offerta verso il wellness non elimina il ruolo sanitario delle strutture termali.
La possibilità di accedere a determinati trattamenti attraverso il Servizio sanitario nazionale costituisce una caratteristica specifica del termalismo, distinta dalle normali attività turistiche.
La questione è emersa anche durante il convegno Unioncamere-Isnart del gennaio 2026, quando il confronto ha riguardato la valorizzazione delle prestazioni terapeutiche, la qualità dei servizi e l’organizzazione delle destinazioni.
Tra i temi affrontati compare l’ipotesi di rafforzare i distretti termali, attraverso una maggiore integrazione tra servizi sanitari, strutture ricettive e attività economiche locali.
Nel corso dell’incontro è stato richiamato anche un disegno di legge presentato dal senatore Gian Marco Centinaio, orientato al rilancio del settore e alla valorizzazione della qualità delle prestazioni.
La presentazione di una proposta legislativa non equivale alla sua approvazione. Le ipotesi di riorganizzazione discusse durante il convegno non devono quindi essere considerate nuove disposizioni già operative, né comportano automaticamente un ampliamento delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale.
Il confronto coinvolge esigenze differenti.
Le imprese devono sostenere costi di gestione, personale specializzato, manutenzione e ammodernamento degli impianti. Le strutture con attività sanitaria devono inoltre rispettare i requisiti previsti per le prestazioni erogate.
I territori, invece, hanno interesse a conservare l’attrattività delle località termali e a favorire attività economiche complementari, anche nei periodi meno frequentati.
Sul versante sanitario rimane essenziale mantenere una distinzione chiara tra trattamenti con indicazione terapeutica e servizi destinati al benessere generale, evitando di attribuire a questi ultimi benefici clinici non dimostrati.
La competitività dipende anche dalla capacità di lavorare tutto l’anno
Uno dei problemi ricorrenti delle destinazioni turistiche riguarda la concentrazione della domanda in alcuni periodi.
Il termalismo presenta caratteristiche potenzialmente favorevoli alla distribuzione dei flussi durante l’anno. Le attività svolte in ambienti coperti, i trattamenti programmati e i soggiorni dedicati alla salute non dipendono necessariamente dalle condizioni meteorologiche favorevoli.
Questa caratteristica, tuttavia, non assicura automaticamente una domanda costante.
La continuità operativa richiede strutture accessibili, servizi adeguati, collegamenti con il territorio e una programmazione commerciale coerente con i differenti segmenti di pubblico.
Renzo Iorio, presidente di Federterme Confindustria, ha richiamato durante il convegno del gennaio 2026 la necessità di investimenti, innovazione e integrazione tra salute, prevenzione e benessere, anche per sostenere la competitività delle destinazioni lungo l’intero arco dell’anno.
Il tema riguarda soprattutto il rapporto tra capacità ricettiva e domanda effettiva.
Un’offerta alberghiera ampia può diventare un vantaggio quando i flussi sono sufficientemente distribuiti. Se invece le prenotazioni si concentrano in pochi periodi, il mantenimento delle strutture e dei servizi può risultare economicamente più complesso.
Per valutare gli effetti delle strategie di destagionalizzazione occorrono dati relativi ai pernottamenti mensili, all’occupazione delle camere, agli ingressi negli stabilimenti e alla spesa dei visitatori.
Anche la durata media del soggiorno è un indicatore importante: soggiorni brevi e cicli terapeutici distribuiti su più giornate generano esigenze organizzative e ricadute economiche differenti.
Il nodo dei dati per misurare la crescita del settore
La rassegna stampa ministeriale del 2 novembre 2026 ha riportato l’attenzione su dati che erano già stati presentati ufficialmente a gennaio. Non si tratta quindi di un nuovo consuntivo pubblicato dal Ministero del Turismo a novembre, né di una rilevazione definitiva sull’intero 2026.
La distinzione temporale è essenziale per interpretare correttamente le dimensioni del mercato.
Le stime Unioncamere-Isnart forniscono un quadro della spesa associata alle località termali nel 2025. Le statistiche Istat sul movimento dei clienti negli esercizi ricettivi misurano invece arrivi e pernottamenti secondo criteri amministrativi e statistici definiti. Le rilevazioni degli operatori termali possono concentrarsi su ingressi, prestazioni erogate e clienti degli stabilimenti.
Ciascuno di questi indicatori risponde a una domanda diversa.
Per conoscere il peso economico delle destinazioni serve considerare la spesa dell’intera filiera. Per valutare l’attività sanitaria occorre osservare le prestazioni terapeutiche. Per misurare il successo delle politiche turistiche risultano fondamentali pernottamenti, stagionalità e provenienza dei visitatori.
Il turismo termale in Italia si trova così davanti a una questione che riguarda direttamente la programmazione degli investimenti: individuare quanto della crescita economica delle località derivi dalla domanda di cure, quanto dai servizi wellness e quanto dalle attività turistiche complementari.
Senza questa distinzione, anche una cifra rilevante come quella dei 5 miliardi rischia di descrivere soltanto il valore complessivo della destinazione, senza chiarire la situazione delle singole componenti del settore.
Per amministrazioni locali, imprese e operatori sanitari, disporre di dati separati e confrontabili consentirebbe di orientare con maggiore precisione gli interventi sulle strutture, sui servizi e sull’ospitalità. È su questa capacità di misurazione che si gioca una parte concreta delle prospettive economiche delle terme italiane.
