La Calabria porterà alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum un programma dedicato ai grandi insediamenti della Magna Grecia, alle nuove ricerche archeologiche e alla valorizzazione dei territori interni. La partecipazione regionale, annunciata il 27 ottobre 2026, si articolerà in incontri e presentazioni dal 29 ottobre al 1° novembre, durante la ventottesima edizione della manifestazione.

Tra gli appuntamenti figurano gli approfondimenti sulle scoperte di Timpone Motta e Macchiabate, nel territorio di Francavilla Marittima, il confronto sulle attività di ricerca a Locri e la presentazione di progetti che coinvolgono il Vibonese, la Locride e le Serre Calabresi.

La presenza alla Borsa rappresenta un’occasione per discutere le prospettive del turismo archeologico in Calabria, mettendo in relazione il patrimonio già visitabile con luoghi ancora interessati da interventi di studio, tutela e valorizzazione. Una distinzione necessaria, perché la presentazione di nuovi progetti culturali non coincide automaticamente con l’apertura di siti archeologici o con l’attivazione di percorsi turistici organizzati.

Timpone Motta e Macchiabate, le scoperte archeologiche di Francavilla Marittima

Il primo appuntamento calabrese è previsto giovedì 29 ottobre, alle 16:30, nella Sala Archeoincoming. L’incontro sarà dedicato a Timpone Motta e Macchiabate, due aree archeologiche situate nel comune di Francavilla Marittima, in provincia di Cosenza, ai margini del territorio del Pollino.

Interverranno il sindaco Bonifacio Mauro, Fabrizio Sudano della Direzione regionale Musei Calabria e Giovanni Riccardi, responsabile del Parco. Il confronto riguarderà le scoperte archeologiche e le prospettive di valorizzazione dei siti, con particolare attenzione al rapporto tra attività scientifica e fruizione pubblica.

Timpone Motta costituisce una delle testimonianze più significative della frequentazione antica dell’entroterra della Sibaritide. Le indagini hanno individuato un’importante area sacra, utilizzata già dalle popolazioni indigene e successivamente frequentata in età greca. Il santuario venne associato al culto di Atena, documentato anche dal ritrovamento di una dedica votiva su lamina bronzea.

L’area di Macchiabate, situata più in basso, lungo il torrente Raganello, conserva invece le testimonianze di una necropoli. Tra i due settori sono state individuate tracce di abitati dell’età del Ferro, con strutture che contribuiscono alla ricostruzione dell’organizzazione delle comunità locali prima e durante i contatti con la colonizzazione greca.

Il valore di questi ritrovamenti riguarda anche la possibilità di comprendere le relazioni tra gli insediamenti dell’entroterra e la vicina Sibari. La storia della Magna Grecia, infatti, non si esaurisce nelle città fondate lungo la costa, ma comprende rapporti commerciali, culturali e religiosi con le popolazioni che abitavano le aree circostanti.

Sotto il profilo turistico, tuttavia, occorre distinguere il potenziale del sito dalla sua effettiva accessibilità. La scheda del Ministero della Cultura relativa al Parco archeologico Timpone Motta e Antiquarium non indica attualmente giornate ordinarie di apertura. La presentazione a Paestum riguarda quindi le conoscenze archeologiche e le prospettive di fruizione, senza costituire di per sé l’annuncio di un’apertura continuativa al pubblico.

Sibari, un patrimonio visitabile tra città greca e insediamenti romani

La Sibaritide dispone già di un importante riferimento per il turismo archeologico in Calabria: il Parco archeologico di Sibari, sulla costa ionica cosentina, nei pressi della foce del Crati.

L’area permette di osservare una stratificazione storica particolarmente interessante. Dopo la distruzione dell’antica Sibari, fondata dai coloni greci nell’VIII secolo avanti Cristo, il territorio ospitò la città di Thurii e successivamente la colonia romana di Copia. La sovrapposizione degli insediamenti rende il sito essenziale per comprendere le trasformazioni urbanistiche e politiche di questa parte della Calabria.

Il Parco archeologico costituisce una destinazione già accessibile. Secondo gli orari comunicati per ottobre 2026, le visite sono previste dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 17:30, con ultimo ingresso alle 17. Il lunedì resta il giorno di chiusura ordinaria.

Diversa è la situazione del Museo archeologico nazionale della Sibaritide, che conserva importanti testimonianze provenienti dal territorio. Il sito ufficiale segnala una chiusura temporanea per interventi di riqualificazione, circostanza da verificare prima di programmare una visita. Gli orari ordinari pubblicati non costituiscono, in presenza di tale avviso, una conferma dell’effettiva apertura delle sale.

La vicinanza geografica tra Sibari, Francavilla Marittima e le aree del Pollino offre un terreno concreto per sviluppare itinerari culturali territoriali. Il collegamento storico tra questi luoghi è documentato dalle ricerche, mentre la possibilità di visitarli attraverso un unico percorso organizzato dipende dalle condizioni di accesso, dai servizi disponibili e dalle eventuali iniziative degli enti competenti.

La differenza è rilevante per la costruzione di un’offerta di turismo archeologico in Calabria capace di trasformare l’interesse per le nuove scoperte in visite effettivamente realizzabili.

Locri Epizefiri, le ricerche dei giovani archeologi al centro del confronto

Venerdì 30 ottobre la manifestazione dedicherà spazio alle prospettive regionali attraverso la conferenza Calabria, terra di civiltà: l’archeologia che racconta, il turismo che valorizza, prevista dalle 15:30 alle 16:30 nella Sala Velia.

All’incontro parteciperanno rappresentanti della Regione Calabria, delle istituzioni museali e del mondo universitario. Tra gli interventi annunciati figurano quelli dell’assessore regionale Giovanni Calabrese, del direttore generale del dipartimento Turismo Roberto Cosentino, di Fabrizio Sudano, di Mariangela Preta e di Stefania Mancuso.

Il programma proseguirà dalle 16:30 con un approfondimento dedicato ai giovani ricercatori impegnati negli scavi di Locri. Sono previsti gli interventi di Filippo Demma, Elena Trunfio e di ricercatori dell’Università di Bologna.

L’attenzione verso Locri Epizefiri risponde alla rilevanza archeologica dell’antica colonia greca, fondata sulla costa ionica dell’attuale provincia di Reggio Calabria. La città ebbe un ruolo importante nella storia politica e culturale della Magna Grecia, lasciando testimonianze relative alla vita religiosa, alle istituzioni e all’organizzazione urbana.

Il Parco archeologico conserva resti delle fortificazioni, dei santuari, delle abitazioni e di edifici di epoca romana. Tra i settori più conosciuti figurano l’area di Centocamere e il santuario di Marasà. Il complesso di Casino Macrì permette inoltre di approfondire la storia del territorio attraverso testimonianze di età successiva.

Il rapporto tra ricerca e turismo assume qui un significato concreto. Le campagne di scavo contribuiscono ad aggiornare le conoscenze sulla città antica, mentre la documentazione e la conservazione dei ritrovamenti costituiscono condizioni indispensabili per rendere comprensibili i risultati al pubblico.

Locri dispone già di un’area archeologica aperta alla visita, ma le modalità di accesso ai diversi spazi non sono necessariamente uniformi. Le informazioni turistiche istituzionali segnalano, in particolare, la chiusura per restauro delle sale del Museo archeologico nazionale. È quindi necessario verificare separatamente la fruibilità del parco e quella delle strutture museali.

L’incontro di Paestum sulle ricerche dell’Università di Bologna è un appuntamento di divulgazione scientifica e non va interpretato come l’annuncio di nuovi settori di scavo immediatamente accessibili ai visitatori.

Dalla Locride alle Serre Calabresi, i progetti delle aree interne

Sabato 31 ottobre il programma della Regione Calabria si concentrerà sulle iniziative territoriali, con tre presentazioni consecutive nella Sala Archeoincoming.

Alle 17 il GAL Terre Vibonesi illustrerà il progetto Terre Vibonesi: le radici diventano esperienza, con interventi dedicati al patrimonio culturale dell’area e al suo possibile utilizzo nell’offerta turistica. Parteciperanno Vitaliano Papillo, Mariangela Preta e Fabrizio Sudano.

L’area vibonese possiede un patrimonio articolato, distribuito tra centri storici, musei e testimonianze archeologiche. La presenza del Polo museale di Soriano Calabro nel programma segnala l’attenzione verso luoghi culturali che possono contribuire a distribuire i flussi turistici anche lontano dalle località costiere maggiormente frequentate.

Alle 17:30 sarà presentato Locride capitale italiana dell’archeologia e del turismo storico, progetto promosso dal GAL Terre Locridee. L’incontro vedrà la partecipazione del presidente Francesco Macrì, del direttore Guido Mignolli e di Antonio Blandi, di Officine delle Idee.

La proposta richiama un territorio nel quale convivono importanti testimonianze della Magna Grecia, insediamenti di epoca successiva e centri storici dell’entroterra. Accanto a Locri, la Locride comprende luoghi nei quali il patrimonio archeologico può essere collegato alla conoscenza del paesaggio e della storia locale.

Il titolo del progetto, tuttavia, non rappresenta il conferimento di un riconoscimento istituzionale alla Locride. Si tratta di un’iniziativa territoriale presentata alla Borsa, i cui contenuti operativi devono essere valutati sulla base degli interventi effettivamente realizzati.

Alle 18 sarà la volta del GAL Serre Calabresi con Il Cammino di Cassiodoro: storia, identità e futuro delle Serre Calabresi, presentato da Marziale Battaglia.

Il riferimento è a Cassiodoro, intellettuale e uomo politico del VI secolo, legato alla storia del territorio calabrese e alla tradizione del Vivarium, il complesso monastico da lui fondato nell’area di Squillace.

L’interesse per questo patrimonio permette di ampliare il campo del turismo archeologico in Calabria oltre l’età greca e romana, includendo la tarda antichità e le trasformazioni culturali successive.

Anche per il Cammino di Cassiodoro è necessario distinguere la proposta illustrata a Paestum dall’esistenza di un itinerario interamente attrezzato, segnalato e percorribile. Il programma della manifestazione annuncia la presentazione del progetto, ma non documenta da solo la disponibilità di tutte le infrastrutture e dei servizi necessari per una fruizione turistica organizzata.

Musei, aree archeologiche e borghi: la questione dell’accessibilità

Il programma calabrese affronta indirettamente uno dei problemi principali dello sviluppo del turismo culturale nelle aree meno frequentate: la distanza tra il valore storico di un luogo e la possibilità concreta di visitarlo.

Un sito archeologico può essere oggetto di ricerche approfondite senza disporre di un’apertura ordinaria. Un museo può conservare reperti importanti, ma trovarsi temporaneamente chiuso per lavori. Un itinerario può essere culturalmente coerente senza possedere ancora una rete completa di segnaletica, manutenzione e servizi di accompagnamento.

Nel caso della Calabria, la distribuzione geografica del patrimonio rende particolarmente rilevante questo aspetto. Gli insediamenti della Magna Grecia si concentrano in larga misura lungo le coste, mentre santuari, necropoli, abitati antichi e testimonianze medievali sono presenti anche in territori collinari e montani.

Per costruire un’offerta continuativa di turismo archeologico in Calabria occorre quindi coordinare la gestione dei siti con quella dei trasporti, della ricettività e dei servizi culturali. Le iniziative dei gruppi di azione locale possono contribuire a collegare luoghi differenti, ma la loro efficacia dipende dalla disponibilità di percorsi verificabili e dalla collaborazione tra amministrazioni, istituzioni culturali e operatori territoriali.

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico rappresenta una sede di confronto su queste prospettive, anche grazie alla presenza di amministrazioni pubbliche, studiosi e professionisti del settore.

Per il turismo archeologico in Calabria, l’appuntamento di Paestum offre quindi l’occasione di presentare ricerche e progetti con livelli di maturazione differenti. Sul piano delle visite, restano già disponibili realtà consolidate come i parchi archeologici di Sibari e Locri, mentre per siti come Timpone Motta e per i nuovi itinerari territoriali occorrerà fare riferimento alle comunicazioni degli enti gestori.

La distinzione assume particolare importanza nei territori interni, dove la realizzazione di nuove opportunità turistiche dipende anche dalla continuità dei servizi. Gli interventi annunciati a Paestum il 29, 30 e 31 ottobre permetteranno di conoscere le iniziative in preparazione, ma saranno le successive informazioni su accessi, modalità di visita e percorsi disponibili a chiarire quali proposte potranno essere utilizzate concretamente dai visitatori.