La chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza torna accessibile al pubblico dal 27 ottobre 2026, dopo un lungo periodo di chiusura e un articolato intervento di restauro. Il monumento, progettato da Francesco Borromini nel Seicento, si trova nel cortile dell’antico Palazzo della Sapienza, nel centro storico di Roma. La riapertura è stata presentata ufficialmente il 26 ottobre dal Ministero della Cultura e dagli enti coinvolti nella gestione del complesso.

Le visite sono gratuite e previste dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13.30, con ingresso da Corso del Rinascimento 40. L’accesso viene garantito grazie alla collaborazione tra la Direzione generale Archivi, la Diocesi di Roma e il Touring Club Italiano, che mette a disposizione i volontari del progetto Aperti per Voi.

La notizia della riapertura di Sant’Ivo alla Sapienza assume particolare rilievo per il patrimonio artistico romano. L’edificio rappresenta infatti una delle opere più originali dell’architettura barocca europea, celebre per la complessa geometria della pianta e per la cupola sormontata da una lanterna a spirale, riconoscibile sopra i tetti della città.

Il restauro della chiesa tra recupero delle superfici e problemi di infiltrazione

L’intervento che ha consentito la riapertura di Sant’Ivo alla Sapienza è stato curato dalla Soprintendenza Speciale di Roma e finanziato attraverso i fondi del PNRR nell’ambito del programma Caput Mundi. I lavori hanno interessato le superfici interne ed esterne dell’edificio, le coperture e gli elementi architettonici maggiormente esposti agli agenti atmosferici.

Una parte significativa del restauro ha riguardato il recupero delle tonalità del bianco, elemento essenziale nella concezione di Borromini. L’architetto aveva costruito un sistema di superfici curve, modanature e rilievi nel quale le differenti condizioni di illuminazione contribuiscono a definire la percezione dello spazio. Il ripristino delle sfumature cromatiche permette di riconoscere meglio le profondità degli stucchi e l’articolazione delle pareti.

La Soprintendenza è intervenuta anche sul cupolino, recuperando la particolare colorazione azzurrata, descritta come color dell’aire, e i dettagli dorati della decorazione. Sono state inoltre sistemate le coperture e migliorato il sistema di smaltimento delle acque meteoriche, per contrastare le infiltrazioni che avevano compromesso alcune parti della struttura.

Il restauro ha coinvolto anche la pala dell’altare maggiore, opera di Pietro da Cortona portata a termine dai suoi allievi. L’intervento restituisce quindi una lettura più completa dell’apparato artistico della chiesa, che comprende elementi architettonici, decorazioni e pittura.

La chiusura degli ultimi anni era stata determinata da esigenze di sicurezza e conservazione, aggravate dalle conseguenze del terremoto del 2016. Il recupero ha richiesto un lavoro complesso, finalizzato sia alla tutela del monumento sia alla possibilità di accogliere nuovamente i visitatori.

La geometria di Borromini: una pianta stellare costruita con linee concave e convesse

La particolarità di Sant’Ivo alla Sapienza emerge soprattutto dalla sua organizzazione spaziale. Quando Borromini ricevette l’incarico di intervenire sul complesso universitario, nel 1632, una parte consistente dell’edificio era già stata progettata e realizzata da Giacomo Della Porta. Il cortile e i suoi porticati definivano uno spazio preciso, all’interno del quale l’architetto doveva inserire la nuova chiesa.

Borromini sviluppò una soluzione basata su una pianta centrale a stella esagonale, ottenuta attraverso la combinazione geometrica di due triangoli equilateri. Gli angoli vengono trasformati mediante l’alternanza di superfici concave e convesse, dando origine a un perimetro articolato che si discosta dalle forme più tradizionali degli edifici religiosi.

Il risultato è uno spazio nel quale le pareti sembrano modificare continuamente la propria direzione. Nicchie, pilastri e superfici curve si susseguono secondo un ordine rigoroso, senza interrompere la continuità dell’insieme. Il disegno geometrico viene ripreso nella struttura superiore, dove la cupola accompagna il movimento delle pareti verso il punto centrale della volta.

Questa soluzione evidenzia una delle caratteristiche principali dell’architettura di Borromini: l’impiego della geometria come strumento per organizzare e trasformare lo spazio. Le forme non rispondono esclusivamente a esigenze decorative, ma determinano la struttura dell’edificio e il modo in cui viene percepito dall’interno.

La luce naturale contribuisce a rendere leggibile tale organizzazione. Le superfici prevalentemente bianche accentuano il contrasto tra le parti illuminate e quelle in ombra, facendo emergere l’alternanza delle curvature.

La riapertura di Sant’Ivo alla Sapienza permette così di osservare direttamente un sistema architettonico difficile da comprendere attraverso la sola visione esterna del monumento.

La cupola e la lanterna a spirale, simboli della Roma barocca

La cupola costituisce l’elemento più riconoscibile della chiesa. La sua forma polilobata si sviluppa in continuità con l’impianto geometrico sottostante, mentre la decorazione interna comprende stelle, cherubini, ghirlande e riferimenti araldici alla famiglia Chigi.

L’insieme culmina nella raffigurazione della colomba dello Spirito Santo, un elemento che richiama la dedicazione dell’edificio alla sapienza divina e il rapporto tra conoscenza e fede.

All’esterno, la composizione assume un andamento ancora più particolare. Sopra la cupola si innalza una lanterna caratterizzata da una cuspide spiraliforme, attorno alla quale si sviluppano elementi decorativi e fiaccole in travertino. La sommità è completata da una corona fiammata, una sfera, una croce e una colomba metallica.

La spirale è stata interpretata dalla storiografia artistica come un richiamo all’ascesa della conoscenza verso il cielo. Si tratta di una lettura simbolica coerente con la funzione originaria della chiesa, costruita per l’università romana, e con il linguaggio religioso dell’epoca.

Dal punto di vista urbano, la lanterna svolge anche un ruolo visivo preciso. Sant’Ivo non possiede una facciata monumentale direttamente affacciata su una grande piazza: la sua presenza è in parte nascosta all’interno del Palazzo della Sapienza. La struttura superiore, invece, emerge dal tessuto edilizio del centro storico e rende identificabile il monumento anche da lontano.

Il ruolo di Sant’Ivo nell’architettura romana del Seicento

La costruzione della chiesa si colloca nel periodo di maggiore sperimentazione dell’architettura barocca romana. Francesco Borromini, nato nel 1599, sviluppò un linguaggio personale basato sull’impiego di geometrie complesse, superfici curve e soluzioni spaziali innovative.

Nella Roma del Seicento, Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona furono protagonisti di una stagione artistica che trasformò profondamente chiese, palazzi e spazi pubblici. Borromini contribuì a questa trasformazione attraverso una ricerca architettonica riconoscibile soprattutto nell’organizzazione delle piante e nel rapporto tra struttura e decorazione.

Tra le sue opere più importanti figurano San Carlo alle Quattro Fontane e l’intervento su Sant’Agnese in Agone, oltre alla chiesa della Sapienza. Ciascun edificio presenta soluzioni differenti, ma in tutti emerge l’interesse per la costruzione di spazi dinamici attraverso regole geometriche rigorose.

A Sant’Ivo, il progetto acquistò un significato particolare perché doveva inserirsi in un complesso universitario già esistente. L’architetto riuscì a integrare la nuova costruzione con il cortile di Della Porta, sviluppando una composizione nella quale architettura precedente e intervento seicentesco convivono.

La chiesa venne realizzata tra gli anni Quaranta e il 1660 e fu consacrata da papa Alessandro VII il 16 novembre 1659. Il suo nome deriva da Sant’Ivo di Bretagna, tradizionalmente venerato come patrono dei giuristi, una dedicazione particolarmente appropriata per una cappella universitaria.

Il Palazzo della Sapienza ospitò per secoli l’Università di Roma, prima del trasferimento nella nuova Città Universitaria negli anni Trenta del Novecento. Oggi il complesso è sede dell’Archivio di Stato di Roma, che conserva un patrimonio documentario fondamentale per la ricostruzione della storia cittadina e nazionale.

Come visitare Sant’Ivo alla Sapienza dopo la riapertura

La riapertura di Sant’Ivo alla Sapienza è stata resa possibile anche da un percorso di collaborazione istituzionale avviato prima della conclusione dei restauri. Nel luglio 2025, la Direzione generale Archivi, la Diocesi di Roma e l’Archivio di Stato avevano formalizzato un accordo finalizzato alla restituzione della chiesa al pubblico.

Successivamente, il coinvolgimento del Touring Club Italiano ha permesso di organizzare un servizio stabile di accoglienza attraverso il progetto Aperti per Voi. I volontari sono incaricati di assistere i visitatori e accompagnarli alla scoperta della chiesa e del cortile monumentale.

La modalità di accesso presenta alcune limitazioni. L’apertura ordinaria è prevista esclusivamente dal lunedì al venerdì, nella fascia mattutina compresa tra le 9.30 e le 13.30. Non risultano comprese nel calendario ordinario le visite del sabato e della domenica, mentre l’ingresso è libero.

Gli orari pubblicati riguardano l’accesso alla chiesa e al cortile. Non costituiscono un’autorizzazione a visitare senza limitazioni gli altri ambienti dell’Archivio di Stato, né prevedono automaticamente l’accesso alle coperture o alla lanterna.

Il monumento conserva inoltre la propria funzione religiosa. La riapertura riguarda dunque un edificio storico che continua a essere un luogo di culto, con esigenze differenti da quelle di un museo destinato esclusivamente alle visite turistiche.

La nuova organizzazione amplia sensibilmente le possibilità di accesso rispetto al passato, quando la frequentazione era condizionata dalle chiusure e dalle necessità di conservazione. Per informazioni aggiornate sulle modalità di visita, l’Archivio di Stato di Roma mette a disposizione l’indirizzo di posta elettronica as-rm.mostre@cultura.gov.it.

La presenza dei volontari costituisce anche un elemento importante per la gestione quotidiana del monumento. Il servizio di accoglienza consente di conciliare la fruizione culturale con le esigenze di tutela di una struttura seicentesca particolarmente delicata, inserita all’interno di un complesso istituzionale tuttora utilizzato.

La riapertura di Sant’Ivo alla Sapienza si inserisce infine nel programma di valorizzazione degli Archivi di Stato promosso dal Ministero della Cultura insieme al Touring Club Italiano, che coinvolge anche le sedi di Milano, Napoli e Palermo. Nel caso romano, l’iniziativa permette di estendere l’accessibilità del patrimonio storico oltre gli spazi strettamente archivistici, rendendo nuovamente visitabile una delle più importanti testimonianze del lavoro di Borromini.