
Torino ha inaugurato il 23 ottobre la ventinovesima edizione di Luci d’Artista, la manifestazione che porta opere luminose contemporanee nelle strade, nelle piazze e in alcuni degli edifici più rappresentativi del capoluogo piemontese. Il programma comprende 31 installazioni, quattro nuove opere e un calendario che proseguirà fino al 10 gennaio 2027, accompagnando la città durante l’autunno, le festività natalizie e i primi giorni del nuovo anno.
L’edizione 2026-2027, intitolata Memories and Future Dreams, mette in relazione la memoria urbana con le trasformazioni della città. Il progetto è promosso dalla Città di Torino, realizzato dalla Fondazione Torino Musei con il sostegno della Fondazione CRT e curato da Antonio Grulli. La distribuzione delle opere coinvolge luoghi storici del centro, spazi culturali, quartieri residenziali e sedi universitarie, ampliando ulteriormente la presenza dell’arte contemporanea nel paesaggio cittadino.
Le Luci d’Artista a Torino 2026 mantengono così la formula che caratterizza la manifestazione dal 1998: una collezione di opere concepite per dialogare con lo spazio pubblico, accessibile gratuitamente e distribuita in diversi punti della città. Le installazioni cambiano la percezione di facciate, portici, giardini e attraversamenti urbani, offrendo anche una diversa occasione per conoscere Torino durante i mesi più freddi.
Quattro nuove opere tra il Politecnico, le OGR e il centro storico
Una delle principali novità riguarda la partecipazione dell’artista statunitense Tony Oursler, autore di Star(life)*, collocata sulla facciata del Politecnico di Torino, in corso Duca degli Abruzzi 24. È la sua prima opera di arte pubblica in Italia e introduce nel percorso una sede particolarmente significativa per il rapporto tra ricerca artistica, tecnologia e cultura scientifica.
La presenza del Politecnico amplia la geografia della manifestazione oltre i luoghi tradizionalmente associati alle installazioni luminose. L’edificio universitario diventa parte integrante dell’opera, mentre il linguaggio visivo di Oursler si confronta con un contesto architettonico e istituzionale diverso da quello delle piazze monumentali.
Un’altra nuova realizzazione è Poetiche del confine di Flavio Favelli, presentata in Piazzetta Reale, nell’area dei Musei Reali di Torino. L’intervento introduce un dialogo con uno degli spazi storicamente più riconoscibili della città. Il rapporto fra installazione contemporanea e architettura monumentale rappresenta uno degli elementi centrali della manifestazione, che utilizza luoghi già familiari ai cittadini attribuendo loro una nuova funzione espositiva.
Alle OGR Torino, in corso Castelfidardo 22, trova invece spazio Inversions di Samson Young, inserita nel programma come progetto speciale della ventinovesima edizione. La scelta delle Officine Grandi Riparazioni collega la manifestazione a uno dei principali esempi torinesi di recupero del patrimonio industriale attraverso attività culturali.
La quarta novità è The Radiant Van del collettivo CANEMORTO, caratterizzata da una collocazione itinerante. Il progetto si distingue dalle opere installate in una sede fissa perché attraversa differenti luoghi della città durante il periodo della manifestazione.
Il calendario ufficiale prevede una prima presenza in piazzale Valdo Fusi dal 23 al 28 ottobre, seguita dalla partecipazione ad Artissima, all’ingresso dell’Oval, dal 30 ottobre al 1° novembre. Sono inoltre indicate successive collocazioni in piazza Vincenzo Arbarello, dal 30 novembre al 20 dicembre, e in piazza Vittorio Veneto, dal 21 dicembre al 10 gennaio 2027.
La mobilità dell’installazione introduce una caratteristica particolare nel programma: la stessa opera può essere incontrata in contesti urbani differenti, modificando il rapporto con gli edifici, gli spazi circostanti e le persone che li frequentano.
Un percorso che attraversa piazze, monumenti e quartieri
La distribuzione delle opere costituisce uno degli aspetti più interessanti delle Luci d’Artista a Torino 2026. Le installazioni non sono concentrate in un’unica area espositiva e non richiedono necessariamente una visita organizzata. La città stessa ospita la collezione, con opere che si incontrano lungo le strade oppure in prossimità di monumenti, giardini e istituzioni culturali.
Nel centro storico tornano alcuni interventi ormai strettamente associati all’immagine della manifestazione. Tappeto Volante di Daniel Buren occupa piazza Palazzo di Città, mentre Orizzonti di Giovanni Anselmo è collocata in piazza Carlo Alberto. In via Po si trova Palomar di Giulio Paolini, mentre la Galleria Umberto I ospita L’energia che unisce si espande nel blu di Marco Gastini.
La Mole Antonelliana partecipa al percorso con Il volo dei numeri di Mario Merz, una delle opere che mostrano con maggiore evidenza come l’illuminazione artistica possa intervenire sulla percezione di un edificio simbolico senza modificarne la struttura.
Anche piazza della Repubblica mantiene un ruolo importante. Sulla Tettoia dell’Orologio è collocata Amare le differenze di Michelangelo Pistoletto, mentre la cupola della Basilica Mauriziana ospita l’intervento di Grazia Toderi, visibile dalla stessa piazza.
La manifestazione coinvolge inoltre i Giardini Cavour con AZZURROGIALLO di Giorgio Griffa, i Giardini Reali bassi con Sex and Solitude di Tracey Emin e piazza Bodoni con VR Man di Andreas Angelidakis.
Alcune opere si trovano in posizioni meno centrali rispetto ai principali itinerari monumentali. Illuminated Benches di Jeppe Hein è collocata in piazza Risorgimento, Bouncing the Ball di Riccardo Previdi in piazza d’Armi e Luce Fontana Ruota di Gilberto Zorio nell’area del laghetto di Italia ’61, in corso Unità d’Italia.
Sul Monte dei Cappuccini torna Piccoli spiriti blu di Rebecca Horn, mentre io, sono nato qui. di Renato Leotta è collocata sul tetto dell’Ospedale Sant’Anna, in corso Spezia.
Questa distribuzione permette alla rassegna di raggiungere parti differenti del tessuto urbano. L’interesse non riguarda esclusivamente la presenza di opere contemporanee in luoghi monumentali, ma anche la possibilità di attribuire una nuova visibilità a spazi frequentati quotidianamente per ragioni diverse dalla visita culturale.
Una collezione pubblica che si rinnova dal 1998
Luci d’Artista nasce a Torino nel 1998, inizialmente in relazione alle illuminazioni delle festività natalizie. L’idea promossa da Fiorenzo Alfieri era quella di utilizzare la luce come linguaggio artistico accessibile nello spazio cittadino, coinvolgendo autori contemporanei nella realizzazione di interventi destinati a un pubblico ampio.
Nel corso degli anni il progetto ha assunto caratteristiche differenti rispetto alle tradizionali luminarie decorative. Le opere sono firmate da artisti, possiedono una propria identità e vengono conservate, restaurate, ricollocate o nuovamente esposte nelle edizioni successive.
È proprio questa continuità a distinguere Luci d’Artista a Torino 2026 da un allestimento temporaneo realizzato esclusivamente per le festività. La manifestazione dispone di una collezione artistica che viene progressivamente ampliata e valorizzata, con interventi di manutenzione e conservazione necessari a garantirne la durata.
Occorre tuttavia distinguere la permanenza delle opere nella collezione dalla loro presenza continuativa nello spazio urbano. Molte installazioni vengono allestite per il periodo della rassegna e successivamente rimosse o conservate. Altre sono concepite per una collocazione stabile, come la nuova opera di Tony Oursler al Politecnico.
La definizione di collezione permanente, quindi, non significa che tutte le installazioni rimangano accese e visibili durante l’intero anno. Indica piuttosto l’esistenza di un patrimonio artistico pubblico che supera la durata della singola edizione.
Il programma del 2026 comprende anche alcune ricollocazioni. Ancora una volta di Valerio Berruti è presentata nella Galleria Subalpina, Luì e l’arte di andare nel bosco di Luigi Mainolfi in via Carlo Alberto e Bouncing the Ball di Riccardo Previdi in piazza d’Armi.
Gli spostamenti permettono di rinnovare la relazione tra le opere e il contesto urbano, senza richiedere necessariamente la produzione di nuove installazioni. Un lavoro già conosciuto può assumere una diversa presenza visiva quando viene collocato in uno spazio con caratteristiche architettoniche, dimensioni e modalità di frequentazione differenti.
La conservazione rappresenta inoltre una questione concreta per un progetto che utilizza materiali, impianti elettrici e sistemi di illuminazione esposti alle condizioni atmosferiche. Restauri e interventi tecnici sono parte integrante della gestione della collezione, soprattutto quando le opere devono essere ripresentate dopo molti anni dalla loro realizzazione.
Il rapporto tra arte contemporanea e spazio urbano
Le Luci d’Artista a Torino 2026 offrono un esempio di arte pubblica nel quale l’ambiente circostante partecipa direttamente alla lettura dell’opera. Una scritta luminosa, una composizione geometrica o un intervento sulla facciata di un edificio assumono caratteristiche differenti a seconda del luogo in cui vengono collocati.
La luce modifica temporaneamente l’aspetto dello spazio, ma non ne cancella le funzioni ordinarie. Le piazze continuano a essere attraversate, i portici mantengono il loro ruolo di collegamento e gli edifici conservano le attività per le quali sono utilizzati.
Questa sovrapposizione fra vita quotidiana e presenza artistica costituisce uno degli elementi distintivi della manifestazione. L’incontro con l’opera può avvenire durante uno spostamento abituale, senza il passaggio attraverso un museo o una sala espositiva.
La collocazione all’aperto rende inoltre particolarmente evidente il rapporto fra arte contemporanea e patrimonio architettonico. Torino possiede un centro storico caratterizzato da piazze regolari, portici, prospettive monumentali ed edifici di epoche differenti. Le installazioni intervengono su questo insieme senza proporre un unico linguaggio espressivo.
L’opera di Buren in piazza Palazzo di Città dialoga con uno spazio civico storico; quella di Merz utilizza la Mole Antonelliana come riferimento architettonico; l’intervento di Pistoletto sulla Tettoia dell’Orologio si confronta con uno dei luoghi più frequentati del mercato di Porta Palazzo.
La scelta di coinvolgere anche il Politecnico e le OGR rafforza il legame con la storia produttiva e scientifica della città. Torino ha attraversato importanti trasformazioni economiche e urbanistiche, accompagnate dal recupero di edifici industriali e dallo sviluppo di nuove funzioni culturali. Le opere contemporanee entrano in relazione con questa evoluzione attraverso collocazioni che collegano luoghi storici e spazi riconvertiti.
Dalle installazioni alle attività culturali durante l’anno
La ventinovesima edizione conferma anche l’ampliamento delle attività collegate alla rassegna. La Fondazione Torino Musei ha sviluppato negli ultimi anni un programma che comprende collaborazioni istituzionali, iniziative formative e progetti espositivi capaci di proseguire oltre il periodo delle accensioni.
Tra queste attività rientra Costellazione, la sezione dedicata alle collaborazioni con istituzioni culturali e artistiche. Nel programma 2026 sono richiamati i rapporti con il Museo del Novecento di Milano, la Reggia di Venaria e l’Accademia Albertina.
La sezione DUET sviluppa invece relazioni internazionali che quest’anno coinvolgono Lubiana e Vienna. L’obiettivo è estendere il confronto artistico oltre i confini cittadini, creando occasioni di scambio con altre realtà europee.
Un ulteriore ambito riguarda l’Accademia della Luce, il programma pubblico che coinvolge anche il Politecnico di Torino. Il rapporto con l’università introduce possibilità di approfondimento sul linguaggio luminoso e sulle sue connessioni con ricerca, tecnologia e progettazione.
Queste attività non devono essere confuse con le 31 installazioni del percorso principale. Rappresentano sezioni collaterali e iniziative culturali che contribuiscono a sviluppare il progetto durante l’anno, mantenendo una propria programmazione.
Tra le collaborazioni annunciate compare anche quella con il fotografo Massimo Vitali, invitato a realizzare un lavoro dedicato alla dimensione sociale e collettiva della manifestazione. Il progetto prevede un evento pubblico a gennaio, in occasione della chiusura dell’edizione, durante il quale il fotografo realizzerà uno scatto che avrà come protagonista una delle opere storiche.
Luci d’Artista e turismo autunnale a Torino
Il calendario delle Luci d’Artista a Torino 2026 comprende un periodo particolarmente significativo per il turismo cittadino. L’apertura del 23 ottobre precede la Torino Art Week, prevista dal 28 ottobre al 1° novembre, mentre la prosecuzione fino al 10 gennaio permette di includere l’intera stagione delle festività.
La sovrapposizione con appuntamenti culturali e fieristici rappresenta un elemento di interesse per la visita della città. L’edizione coinvolge direttamente anche Artissima, attraverso una delle collocazioni programmate per The Radiant Van.
La presenza delle installazioni può integrare la visita ai musei, ai monumenti e ai quartieri storici, soprattutto nelle ore serali, quando la luce artificiale modifica maggiormente la percezione degli spazi. Non esiste tuttavia un unico percorso obbligatorio: le opere sono distribuite in aree differenti e la scelta delle tappe dipende dalle sedi che si intendono raggiungere.
La dimensione diffusa offre anche la possibilità di conoscere luoghi meno frequentemente inseriti nei programmi turistici tradizionali. Accanto a piazza Castello, via Po e alla Mole Antonelliana, la manifestazione interessa aree come piazza Risorgimento, piazza d’Armi e il complesso di Italia ’61.
Il rapporto fra arte e turismo riguarda anche la durata della visita. La presenza di opere in zone differenti può incoraggiare una permanenza più articolata in città, ma non permette da sola di quantificare l’aumento dei pernottamenti o della spesa turistica. Per valutare questi effetti servirebbero dati specifici sui flussi dei visitatori e sulle ricadute economiche della manifestazione.
Resta invece documentabile il contributo alla programmazione culturale autunnale e invernale. Le installazioni consentono di mantenere visibile nello spazio pubblico un progetto artistico anche al di fuori degli orari ordinari di apertura delle istituzioni museali, senza sostituire le condizioni di visita previste per eventuali attività ospitate all’interno degli edifici.
Date, accesso gratuito e informazioni per la visita
La ventinovesima edizione di Luci d’Artista è iniziata il 23 ottobre 2026 e terminerà il 10 gennaio 2027. Il calendario è confermato dalla Città di Torino, dal portale ufficiale della manifestazione e dall’ente di promozione turistica Turismo Torino e Provincia.
La fruizione del percorso pubblico è gratuita. Le opere sono distribuite in diversi punti della città e possono essere individuate attraverso la mappa ufficiale delle installazioni, disponibile anche in formato PDF.
È opportuno distinguere gli orari della cerimonia inaugurale del 23 ottobre dagli eventuali orari ordinari di funzionamento delle singole opere. Il programma della serata di apertura prevedeva tappe successive al Politecnico, alle OGR, in piazza Palazzo di Città, in Piazzetta Reale e in piazzale Valdo Fusi. Questi appuntamenti non costituiscono un calendario giornaliero di accensione valido per l’intera durata della manifestazione.
Anche le installazioni collocate presso istituzioni culturali richiedono una distinzione fra la visibilità dell’opera dall’esterno e l’eventuale accesso agli spazi interni. La gratuità del percorso pubblico non implica automaticamente l’ingresso gratuito a musei, mostre o altre attività ospitate nelle stesse sedi.
Un’attenzione particolare riguarda The Radiant Van, la cui presenza cambia secondo il calendario previsto dagli organizzatori. La sua collocazione deve quindi essere verificata in relazione alla data della visita, senza considerare permanente una delle tappe temporanee.
La distribuzione delle opere consente infine di osservare un elemento significativo dell’evoluzione della manifestazione: il patrimonio di Luci d’Artista viene aggiornato attraverso nuove acquisizioni, progetti speciali e ricollocazioni, mentre il programma culturale prosegue oltre i mesi in cui le installazioni illuminano la città.
Con la chiusura del 10 gennaio 2027, il progetto entrerà nella fase di preparazione del proprio trentesimo anniversario, previsto per il 2027, dopo un percorso iniziato nel 1998 e progressivamente diventato parte della programmazione culturale torinese.
