Il 27 ottobre 2026 il Cavallo colossale di Antonio Canova è tornato a Bassano del Grappa, dopo il restauro che ha permesso di ricomporre una delle opere più imponenti dello scultore neoclassico e la successiva esposizione alle Gallerie d’Italia di Milano. Il rientro segna una tappa decisiva per il patrimonio artistico cittadino, ma il pubblico dovrà attendere ancora alcune settimane prima di poter ammirare la scultura nella sua collocazione definitiva.

L’apertura al pubblico è prevista per il 12 dicembre 2026, quando il grande modello in gesso sarà presentato nell’Ottagono del Museo Civico. Nel frattempo, gli spazi del piano nobile saranno interessati da un intervento di movimentazione e montaggio particolarmente impegnativo, necessario per ricollocare in sicurezza un’opera rimasta smembrata per quasi sessant’anni.

Il ritorno del Cavallo colossale di Canova a Bassano del Grappa conclude una lunga vicenda conservativa, durante la quale una parte importante della produzione dell’artista è rimasta sostanzialmente sottratta alla vista del pubblico. Il restauro ha restituito continuità a una scultura monumentale che, dalla fine degli anni Sessanta, era conservata in numerosi frammenti nei depositi museali.

Dieci casse per riportare il Cavallo colossale al Museo Civico

Il trasferimento da Milano a Bassano del Grappa ha richiesto un’organizzazione logistica adeguata alle dimensioni e alla fragilità del manufatto. La scultura è stata trasportata suddivisa in dieci grandi casse, la più lunga delle quali supera i tre metri. Per consentire le operazioni di scarico e movimentazione, il Comune ha disposto la chiusura di via Museo nella giornata del 27 ottobre, accompagnata da modifiche temporanee alla circolazione.

Dal 28 ottobre sono previste le operazioni di preparazione degli ambienti e di trasferimento dei singoli elementi al piano nobile. Il lavoro richiede strutture provvisorie e sistemi speciali di sollevamento, indispensabili per movimentare componenti di notevoli dimensioni senza comprometterne la stabilità.

Le difficoltà dipendono dalla natura stessa della scultura. Il Cavallo colossale è un modello in gesso dipinto a imitazione del bronzo, con dimensioni ricostruite di circa 4,30 metri in altezza e 4,74 metri in lunghezza. Il peso, la distribuzione delle masse e la necessità di proteggere le superfici restaurate rendono il montaggio un’operazione diversa dal semplice posizionamento di un’opera all’interno di una sala.

Il programma prevede circa un mese di lavori, durante il quale dovranno essere completati il trasferimento dei componenti, il loro corretto assemblaggio e la predisposizione delle condizioni espositive. La data del 12 dicembre rappresenta quindi l’obiettivo fissato per la restituzione al pubblico, mentre l’installazione definitiva è ancora in corso di preparazione.

Un’opera di Canova rimasta nei depositi per oltre cinquant’anni

La storia del Cavallo colossale di Canova a Bassano del Grappa risale alla prima metà dell’Ottocento. Antonio Canova lavorò al grande modello tra il 1819 e il 1821, nell’ambito di un progetto per un monumento equestre destinato al re di Napoli Ferdinando I di Borbone.

Le origini dell’impresa sono tuttavia precedenti. Il progetto del cavallo monumentale si collega infatti anche a un’iniziativa concepita in età napoleonica, quando Canova aveva affrontato l’idea di realizzare una statua equestre di dimensioni eccezionali. I cambiamenti politici dell’epoca modificarono successivamente la destinazione dell’opera.

La morte dello scultore, avvenuta nel 1822, impedì il completamento del monumento nella forma originariamente prevista. Il grande cavallo in gesso rimase quindi una testimonianza autonoma dell’attività progettuale dell’artista.

Nel 1849 Giambattista Sartori Canova, fratellastro dello scultore, donò l’opera al Museo di Bassano del Grappa. Il modello trovò posto nel salone destinato ad accogliere la collezione canoviana, contribuendo a caratterizzare il patrimonio artistico dell’istituzione.

La scultura attraversò anche le vicende più difficili del Novecento. Sopravvisse ai bombardamenti che nell’aprile del 1945 interessarono il museo, ma nel 1969 venne smontata per consentire alcuni lavori strutturali nell’ambiente che la ospitava.

Lo smontaggio comportò il sezionamento del manufatto in numerosi frammenti e la distruzione della struttura metallica interna realizzata durante un precedente intervento ottocentesco. La ricollocazione prevista non avvenne e le diverse parti furono trasferite nei depositi, dove rimasero per decenni subendo ulteriori danneggiamenti.

Soltanto la testa continuò a essere esposta, conservando una testimonianza visibile delle dimensioni e della qualità artistica dell’intero complesso.

Il restauro tra ricomposizione, struttura interna e protezione antisismica

Il recupero del Cavallo colossale di Canova a Bassano del Grappa ha comportato un intervento che ha affrontato contemporaneamente problemi conservativi, strutturali e di ricostruzione dell’assetto originario.

Il progetto è stato promosso dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, nell’ambito di Restituzioni, il programma di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico sostenuto da Intesa Sanpaolo. Il restauro è stato affidato a Passarella Restauri di Padova, con il contributo dello Studio Sechi RS Ingegneria per gli aspetti strutturali e la supervisione degli organismi di tutela competenti.

Il lavoro ha interessato i frammenti in gesso, attraverso operazioni di pulitura, consolidamento, ricomposizione e reintegrazione delle parti mancanti o danneggiate. Particolare attenzione è stata dedicata al recupero delle superfici e delle cromie originali, fondamentali per comprendere l’aspetto dell’opera.

Uno degli interventi più impegnativi ha riguardato la realizzazione di una nuova struttura interna di sostegno. La perdita dell’armatura precedente rendeva necessario progettare un sistema capace di garantire la stabilità della scultura ricomposta, rispettando al tempo stesso il materiale originale e la concezione artistica di Canova.

Il progetto ha previsto anche un basamento tecnico dotato di dispositivi antisismici, pensati per limitare gli effetti delle sollecitazioni sulla struttura. Si tratta di un elemento particolarmente rilevante per la conservazione a lungo termine di un manufatto monumentale composto da materiali delicati e da parti precedentemente separate.

L’intervento ha restituito leggibilità all’opera, permettendo di osservare nuovamente la costruzione complessiva del movimento dell’animale, il rapporto tra le masse e la tensione delle forme. Elementi che, durante i decenni trascorsi nei depositi, potevano essere studiati soltanto attraverso i frammenti superstiti e la documentazione storica.

Dall’esposizione milanese alla collocazione definitiva nell’Ottagono

Il restauro ha consentito anche la presentazione del Cavallo colossale alle Gallerie d’Italia di Milano, nell’ambito della mostra Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo.

L’esposizione milanese ha rappresentato la prima occasione per mostrare al pubblico il grande modello ricomposto dopo il lungo periodo di conservazione nei depositi. Il passaggio nella sede espositiva di Intesa Sanpaolo ha inoltre permesso di inserire la scultura in un percorso dedicato alla cultura neoclassica e alle relazioni artistiche tra i principali centri italiani dell’epoca.

Terminata questa fase, l’opera è tornata nella città alla quale appartiene dal 1849. La sistemazione prevista all’interno dell’Ottagono del Museo Civico non avrà carattere temporaneo: il Cavallo colossale entrerà stabilmente nel percorso delle collezioni permanenti.

Il nuovo allestimento comprenderà uno speciale basamento, un sistema di illuminazione dedicato e un apparato informativo destinato a ricostruire la storia della scultura. I visitatori potranno approfondire le circostanze della commissione, le trasformazioni subite nel tempo e le principali fasi del restauro.

La scelta dell’Ottagono risponde alla necessità di individuare uno spazio capace di accogliere un’opera monumentale e di inserirla nel percorso museale senza comprometterne la conservazione. La sistemazione definitiva dovrà inoltre permettere di apprezzare le proporzioni della scultura, elemento essenziale per comprenderne le caratteristiche artistiche.

Piano nobile chiuso fino all’11 dicembre: le informazioni per i visitatori

Il ritorno del Cavallo colossale di Canova a Bassano del Grappa comporta alcune modifiche temporanee alla fruizione del Museo Civico.

Il piano nobile rimarrà chiuso dal 27 ottobre all’11 dicembre 2026 compresi, per consentire le operazioni di movimentazione, trasporto interno e montaggio dell’opera. La limitazione è legata alle esigenze di sicurezza durante l’utilizzo delle attrezzature necessarie per collocare i diversi elementi della scultura.

L’amministrazione museale ha inoltre comunicato che i biglietti open relativi alla mostra dedicata al fotografo Sebastião Salgado e alle collezioni permanenti potranno essere utilizzati soltanto a partire dal 12 dicembre.

La riapertura coinciderà dunque con il ritorno alla fruizione degli ambienti interessati dai lavori e con la presentazione del Cavallo colossale nel suo nuovo allestimento.

Per le informazioni sull’accesso e sulle modalità di visita, i Musei Civici mettono a disposizione la biglietteria e i propri canali istituzionali.

Il patrimonio canoviano e la candidatura di Bassano a Capitale italiana della Cultura 2029

La ricollocazione del Cavallo colossale assume un significato particolare per Bassano del Grappa, che conserva un’importante raccolta di opere e materiali legati ad Antonio Canova.

Il recupero della scultura consente di reinserire nel percorso permanente un manufatto che per lungo tempo era stato presente nella storia del museo soprattutto attraverso la documentazione e la sola testa esposta. Dal punto di vista storico-artistico, la ricomposizione rende nuovamente possibile lo studio diretto di uno dei progetti più ambiziosi dell’ultima fase creativa dello scultore.

Il progetto si collega anche alla candidatura di Bassano del Grappa a Capitale italiana della Cultura 2029. La restituzione dell’opera costituisce un intervento concreto sul patrimonio esistente, sostenuto attraverso la collaborazione tra amministrazione comunale, istituzioni museali, organismi di tutela e soggetti privati.

Accanto a Intesa Sanpaolo, coinvolta attraverso Restituzioni, il progetto ha beneficiato del sostegno di Venice In Peril Fund, organizzazione impegnata nella conservazione del patrimonio artistico e architettonico veneziano.

L’operazione assume inoltre un interesse che supera la dimensione locale. La ricostruzione di un grande modello in gesso sezionato per decenni offre un caso significativo per la conservazione della scultura monumentale, soprattutto per quanto riguarda la compatibilità tra materiali storici, nuove strutture portanti e sistemi di protezione.

Dal 12 dicembre il Cavallo colossale di Canova a Bassano del Grappa sarà nuovamente parte integrante della visita al Museo Civico. La nuova esposizione permetterà di osservare insieme l’opera recuperata e le soluzioni tecniche adottate per garantirne la stabilità, restituendo al percorso museale una scultura che mancava nella sua interezza dalla fine degli anni Sessanta.