
Il Cavallo colossale di Antonio Canova è rientrato a Bassano del Grappa il 27 ottobre 2026, dopo il restauro e l’esposizione alle Gallerie d’Italia di Milano. Il trasporto della monumentale scultura ha richiesto dieci grandi casse, la più lunga delle quali supera i tre metri, e un’organizzazione particolare per consentire lo scarico dei componenti all’interno del Museo Civico. Il ritorno dell’opera, documentato anche dalle cronache locali della giornata, rappresenta la prima fase di un intervento che proseguirà nelle prossime settimane.
La data fissata per la presentazione al pubblico è il 12 dicembre 2026, quando il grande modello in gesso dovrebbe trovare la propria collocazione definitiva nell’Ottagono del piano nobile. Prima sarà necessario completare la movimentazione, il sollevamento e il montaggio degli elementi, con l’impiego di strutture provvisorie e attrezzature speciali.
Il progetto Cavallo colossale Canova Bassano riporta così l’attenzione su una delle opere più impegnative dello scultore neoclassico, rimasta per oltre mezzo secolo lontana dagli spazi espositivi nella sua forma completa.
Il trasferimento da Milano e le operazioni al Museo Civico
Il 27 ottobre il centro storico di Bassano del Grappa ha dovuto adattarsi alle esigenze del trasporto. Per consentire l’arrivo dei mezzi e lo scarico delle casse, l’amministrazione comunale ha disposto modifiche temporanee alla circolazione, interessando soprattutto via Museo e le strade immediatamente vicine.
La movimentazione di un manufatto di queste dimensioni richiede precauzioni superiori a quelle normalmente previste per il trasferimento di opere di dimensioni contenute. I singoli elementi devono essere accompagnati durante ogni passaggio, evitando sollecitazioni che potrebbero compromettere il materiale restaurato o le connessioni necessarie alla ricomposizione.
Le operazioni più delicate sono programmate a partire dal 28 ottobre. I componenti devono raggiungere il piano nobile attraverso sistemi di sollevamento appositamente predisposti, prima di essere collocati nella sala destinata all’esposizione permanente.
Il programma annunciato dal Comune prevede circa un mese di interventi. La complessità dell’operazione ha comportato anche limitazioni all’accesso dei visitatori: secondo le comunicazioni dei Musei Civici, il piano nobile resterà chiuso dal 27 ottobre all’11 dicembre 2026 compresi. La riapertura è prevista in concomitanza con la presentazione del Cavallo.
Il nuovo allestimento del Cavallo colossale Canova Bassano non può quindi considerarsi completato con l’arrivo delle casse. Il trasferimento conclude la permanenza milanese dell’opera, mentre la sistemazione definitiva richiede ancora una fase di lavoro all’interno del museo.
Un modello in gesso destinato a una statua equestre borbonica
Il Cavallo colossale non è una statua in bronzo, come potrebbe suggerire il suo aspetto monumentale. Si tratta di un modello in gesso dipinto a imitazione del bronzo, realizzato da Antonio Canova tra il 1819 e il 1821 per un progetto equestre destinato a Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie.
La distinzione è essenziale per comprendere la natura dell’opera. Nella produzione scultorea di Canova, il modello in gesso rappresentava una fase importante del processo creativo: permetteva di definire proporzioni, volumi e soluzioni formali prima dell’eventuale traduzione nel materiale definitivo.
Nel caso del Cavallo colossale, il progetto non arrivò al completamento previsto. La morte dello scultore, avvenuta nel 1822, interruppe il lavoro, che rimase limitato alla componente animale. L’assenza del cavaliere, dunque, non deriva da una perdita successiva, ma dalla storia stessa della commissione.
L’opera appartiene agli ultimi anni di attività di Canova, quando l’artista aveva ormai consolidato una reputazione internazionale attraverso la produzione di sculture mitologiche, monumenti funerari e ritratti destinati alle principali corti europee.
La scelta del soggetto equestre richiedeva una particolare attenzione alla monumentalità e alla resa anatomica. Nel grande cavallo, la costruzione delle masse muscolari, la posizione degli arti e l’equilibrio complessivo rispondevano alle esigenze di un monumento celebrativo destinato a essere osservato anche da una certa distanza.
Il valore storico del modello dipende anche dalla sua condizione di opera rimasta senza la traduzione finale originariamente prevista. Il gesso conserva direttamente una parte determinante del lavoro plastico di Canova, senza che sia possibile ricondurlo semplicemente alla funzione di copia preparatoria di una statua successivamente realizzata.
Dal primo arrivo nel 1849 ai decenni trascorsi nei depositi
Il rapporto tra il Cavallo e Bassano del Grappa risale all’Ottocento. Nel 1849 Giambattista Sartori Canova, fratello dello scultore, donò l’opera al museo cittadino, contribuendo alla formazione del patrimonio canoviano conservato a Bassano.
Il trasferimento avvenne il 9 novembre dello stesso anno. Il grande modello arrivò da Possagno suddiviso in diciotto parti e trasportato su carri, secondo una procedura che, pur con mezzi differenti, richiama le difficoltà affrontate nell’operazione del 2026.
Il Cavallo attraversò anche una delle fasi più drammatiche della storia cittadina, sopravvivendo ai bombardamenti del 24 aprile 1945. La sua lunga assenza dalle sale museali cominciò invece negli anni Sessanta, quando si decise di sezionarlo per consentirne una diversa sistemazione.
La nuova collocazione prevista non venne realizzata e i frammenti rimasero nei depositi per oltre cinquant’anni. Soltanto la testa continuò a essere esposta, mantenendo una testimonianza visibile di un’opera che il pubblico non poteva più osservare nella sua interezza.
La vicenda del Cavallo colossale Canova Bassano racconta pertanto anche un problema concreto della conservazione museale: la presenza di un’opera nelle collezioni pubbliche non coincide necessariamente con la possibilità di renderla accessibile. Dimensioni, condizioni materiali e caratteristiche architettoniche degli edifici possono impedirne l’esposizione per periodi molto lunghi.
Nel caso bassanese, il recupero ha richiesto un progetto che comprendesse sia il restauro della scultura sia l’adeguamento delle condizioni necessarie ad accoglierla.
Il restauro del grande gesso e la ricomposizione dei frammenti
Il recupero del Cavallo colossale è stato promosso dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, con il coinvolgimento delle Soprintendenze competenti. Il progetto ha beneficiato della partecipazione di Intesa Sanpaolo attraverso il programma Restituzioni e del sostegno di Venice in Peril Fund.
L’intervento conservativo è stato affidato allo studio padovano Passarella Restauri. Il lavoro ha riguardato il consolidamento dei frammenti, la pulitura, l’incollaggio e la reintegrazione delle parti mancanti o dei margini danneggiati.
Uno dei problemi principali consisteva nel ricostituire un insieme stabile partendo da componenti rimaste separate per decenni. La natura del materiale rendeva indispensabile evitare che il peso dell’opera gravasse in modo improprio sulle superfici originali o sui punti di collegamento.
Il progetto ha previsto quindi la realizzazione di una nuova struttura interna di sostegno, destinata a contribuire alla stabilità del grande modello. Un intervento che deve conciliare le esigenze statiche con il rispetto dei materiali originali e della concezione plastica canoviana.
Particolare attenzione è stata riservata anche al basamento, progettato per sostenere il manufatto e proteggerlo dalle sollecitazioni, comprese quelle di origine sismica.
Il restauro ha permesso di presentare nuovamente l’opera nella sua interezza alle Gallerie d’Italia di Milano, nell’ambito della mostra Eterno e Visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo. L’esposizione milanese ha preceduto il rientro nella sede di appartenenza, offrendo al pubblico la possibilità di osservare il risultato dell’intervento conservativo.
La permanenza a Milano costituisce quindi un passaggio importante nella vicenda recente del Cavallo colossale Canova Bassano, ma la destinazione prevista dal progetto rimane il Museo Civico, dove l’opera entrerà stabilmente nel percorso delle collezioni.
L’Ottagono e il nuovo percorso espositivo dal 12 dicembre
La collocazione individuata dai Musei Civici è l’Ottagono del piano nobile, uno spazio che dovrà accogliere la monumentalità del modello e permetterne una lettura adeguata.
Il nuovo allestimento prevede un basamento appositamente progettato, un sistema di illuminazione dedicato e un percorso informativo sulla storia della scultura. La documentazione accompagnerà i visitatori attraverso le diverse fasi della sua esistenza, dalla commissione borbonica alla donazione ottocentesca, fino allo smembramento e al recente recupero.
La scelta di inserire il Cavallo nella collezione permanente è significativa anche sul piano museografico. Un manufatto di queste dimensioni impone di considerare i rapporti tra opera e ambiente, la distanza di osservazione, l’accessibilità e le condizioni di conservazione.
Il peso della struttura e le caratteristiche del piano nobile hanno inoltre richiesto interventi di consolidamento dell’edificio, avviati prima del rientro della scultura. Il recupero di un’opera monumentale storicamente conservata in un museo comporta infatti responsabilità che riguardano anche la struttura architettonica destinata a ospitarla.
La presentazione del 12 dicembre dovrebbe consentire di osservare nuovamente il Cavallo nella sua forma completa all’interno di un percorso permanente. Fino a quella data, tuttavia, l’allestimento resta in fase di realizzazione e l’accesso alla parte interessata del museo è sospeso.
Il patrimonio canoviano di Bassano e la candidatura culturale del 2029
Il ritorno del Cavallo colossale si inserisce nella valorizzazione delle collezioni canoviane di Bassano del Grappa, città che conserva un patrimonio legato allo scultore e alla storia della sua famiglia.
La donazione del 1849 conferisce all’opera un rapporto particolarmente stretto con il museo. Non si tratta di un’acquisizione recente o di un prestito temporaneo, ma del recupero di un manufatto già appartenente da oltre un secolo e mezzo alle raccolte cittadine.
La ricollocazione del grande modello assume inoltre un significato nel percorso di candidatura di Bassano del Grappa a Capitale italiana della Cultura 2029. Il progetto viene presentato dall’amministrazione come parte delle iniziative destinate a rafforzare la conoscenza del patrimonio locale e la sua accessibilità.
L’effettiva capacità di attrarre nuovi visitatori dovrà essere valutata dopo l’apertura dell’allestimento. Il ritorno di un’opera monumentale può ampliare l’interesse verso una collezione, ma l’impatto culturale e turistico dipende anche dalla continuità delle attività museali, dall’organizzazione della visita e dalla comunicazione del patrimonio.
Per il Cavallo colossale Canova Bassano, il passaggio decisivo sarà dunque l’integrazione stabile dell’opera negli spazi espositivi. Dopo una lunga permanenza nei depositi e una complessa ricomposizione, il museo dovrà garantirne insieme la conservazione e la fruizione pubblica.
Il calendario attualmente comunicato dai Musei Civici indica l’11 dicembre come ultimo giorno di chiusura del piano nobile. Dal 12 dicembre 2026 è prevista l’esposizione permanente del Cavallo nell’Ottagono, dove il nuovo percorso permetterà di conoscere anche le ragioni storiche e conservative che hanno tenuto lontano dal pubblico il grande modello canoviano per quasi sessant’anni.
