Kenya

Kenya e turismo sostenibile



Nel ricco ed eterogeneo continente africano, il Kenya è con tutta probabilità uno dei Paesi che offre la varietà più spettacolare dal punto di vista dei paesaggi: il merito è della sua notevole biodiversità, che si estende dai massicci centrali che si elevano a nord di Nairobi fino allo Tsavo Est, con le sue piane argillose. Il Kenya Tourism Board è impegnato nel favorire e incentivare un modello di turismo che sia improntato alla sostenibilità e che consenta di valorizzare tutte le risorse del Paese, sia in ambito naturalistico che sotto il profilo culturale.

La scoperta di un popolo

Chi vive un viaggio in Kenya da turista, in effetti, non dovrebbe limitarsi ad ammirare i paesaggi circostanti, ma si dovrebbe concentrare sulla scoperta degli usi, dei costumi e delle abitudini della popolazione locale. Una popolazione che, certo, vive in un posto incantato, in cui tutti i giorni è possibile vivere a diretto contatto con una natura selvaggia e incontaminata. Per esempio il parco nazionale dello Tsavo Est accoglie i cosiddetti big five, vale a dire il rinoceronte, il leopardo, il bufalo, l’elefante africano e il leone africano, ma non mancano le antilopi, altre creature speciali. 

Il fascino dell’Oceano Indiano

Il Sandies Tropical Village di Malindi, che si affaccia sull’Oceano Indiano, permette – invece – di nuotare in acque cristalline, ma anche di osservare dalla costa una strepitosa varietà di pesci colorati e di stelle marine, alternate a piante di posidonia che, come noto, crescono unicamente nelle zone non inquinate, là dove l’acqua è ancora pura. Watamu è un altro dei tesori della costa del Kenya: è qui che si trova il Temple Point Resort ed è sempre qui che è possibile scoprire molti progetti di rilievo dal punto di vista del turismo sostenibile. La ONG Local Ocean Trust, per esempio, si occupa della supervisione di un programma di conservazione delle mangrovie.

La bellezza delle mangrovie

Tale formazione vegetale tende a proliferare nel punto in cui l’acqua salata si incontra con quella dolce, nel grande golfo di Mida Creek. In tutto il mondo ci sono più o meno 70 specie differenti di mangrovie, e ben 8 sono presenti a Mida Creek, che proprio per questo merita di essere protetto da Local Ocean Trust in quanto sito di eccezionale biodiversità. Gli abitanti del posto, a tale scopo, gestiscono la nursery a cui si ricorre quando i parassiti compromettono le condizioni di salute delle piante. Le mangrovie vengono rimpiantate dalla popolazione locale, mentre studiosi in arrivo da ogni angolo del mondo sono impegnati nel monitoraggio del verde.

Tra flora e fauna

L’obiettivo, naturalmente, è quello di tutelare anche la fauna: per esempio le tartarughe marine, ma sono davvero tante le specie animali che trovano riparo tra le radici delle piante. Purtroppo non è ancora del tutto sconfitta la piaga del bracconaggio, i cui esponenti si dedicano alla vendita delle tartarughe che trovano lungo la costa, ferite o spiaggiate. Per contrastare il fenomeno, Local Ocean Trust ha dato vita a un sistema di compensazione che premia coloro che trovano tartarughe in difficoltà e le consegnano al centro di recupero. L’economia circolare, il riutilizzo di materiali e il riciclo sono solo alcune delle direttrici lungo le quali si sviluppa la sostenibilità del turismo in Kenya, con i turisti che possono visitare i progetti di rempianto delle mangrovie così come osservare i coralli e la fauna marina. Anche noi turisti, insomma, svolgiamo un ruolo prezioso nel favorire un turismo sostenibile: e ciò è vero anche quando ci dedichiamo a un safari. 

Guida a un safari sostenibile

Tra le caratteristiche più importanti di un safari sostenibile c’è, ovviamente, il totale rispetto degli animali selvatici. Esso dipende dalla professionalità delle guide, che devono essere informate e consapevoli delle esigenze degli animali e non devono mai dar loro da mangiare; allo stesso modo, sono tenute a bloccare i turisti che eventualmente tentino di avvicinare un animale. Come spiega questa guida sui safari in africa, infatti, gli animali non si avvicinano agli umani in modo troppo amichevole: per questo nelle escursioni è necessario rimanere in silenzio, e nel caso di un incontro ravvicinato è proibito scattare foto con il flash. La sostenibilità dipende anche dalla qualità del territorio, che deve essere privo di rifiuti e incontaminati.

Com’è un vero safari?

Un safari si può definire autentico solo nel caso in cui gli animali siano davvero selvatici. Essendo tali, può accadere anche che essi non siano visibili: liberi di andare dove vogliono, si muovono in maniera spontanea, e non è detto che rimangano a disposizione degli umani. Ecco perché non ci si deve lamentare se nel corso di un safari non si ha la possibilità di osservare tutte le specie che ci si attendeva, e anzi ci si dovrebbe preoccupare del contrario: è un segno negativo, insomma, se in occasione di una breve escursione si riesce a vedere un gran numero di animali selvatici